Vivere la montagna, il bello per tutti della prossima estate

Salita, fatica, natura, silenzio e tanta soddisfazione. Per qualcuno vivere la montagna è il “pane” di ogni giorno. Per altri potrebbe essere la scoperta dell’estate diversa e strana che ci aspetta a breve, dopo le ultime curve – ovviamente in salita – di una primavera altrettanto diversa e strana.

Ma come sarà la prossima stagione in vetta? Avrà le stesse, pesanti limitazioni di quella in riva al mare o sarà comunque sinonimo di vacanza vera? Per rispondere ci siamo rivolti a una vera esperta di montagna, che in montagna è nata, vive e lavora. Insegnante di snowboard in inverno e rifugista in estate, Marina Gheza ha 40 anni e abita in un piccolo paese della Valcamonica, Borno. Sulle montagne che circondano l’abitato, in società con l’amico Franco Rinetti gestisce il rifugio Cai San Fermo, a quasi 2.000 di quota. E proprio da lì ci risponde, alle prese con gli ultimi lavori prima della riapertura del rifugio, mentre i prati si ammantano del giallo del tarassaco e dell’azzurro violaceo della genziana.

“Abbiamo sempre cercato di fare di tutto per coccolare e viziare le persone che salgono in rifugio, per invogliarle a sceglierci – racconta Marina, famosa anche per i suoi gnocchi di polenta e i casoncelli, una pasta ripiena tipica del bresciano, rigorosamente fatti a mano -. Raggiungerci è una bella soddisfazione, ma comporta fatica ed impegno. Poi arriva un virus e ti tocca ‘tenere fuori’ la gente dalla porta”. Sì, perché la cucina funzionerà a pieno ritmo, ma la riduzione dei posti farà sì che in molti debbano consumare i pasti fuori, all’aperto. E per dormire in rifugio sarà obbligatorio prenotare e portare con sé il necessario: oltre a mascherina e guanti, gli asciugamani e il proprio sacco lenzuolo o sacco a pelo. Insomma, non sarà “come prima”. Non sarà più quel “tutti insieme appassionatamente” che faceva intrinsecamente parte dell’esperienza in montagna e in rifugio, dividendo lo stesso tavolo, e a volte lo stesso vino, con perfetti sconosciuti.

Detto questo, il messaggio di Marina, e di tanti “montagna lovers”, è che ne vale la pena, ne vale comunque la pena. “Vorrei che tutti nella vita facessero l’esperienza di vivere la montagna, condividendo i sentieri con gli amici e la famiglia. La fatica ti fa conoscere te stesso, i tuoi limiti, i tuoi compagni di viaggio e ti porta in posti che non potresti raggiungere in nessun altro modo, apprezzandoli tantissimo”. E l’estate 2020 potrebbe essere la prima volta in montagna per molti. Anche perché non importa conquistare una cima con tanto di croce o un semplice rifugio: arrivare porta comunque con sé una grande felicità e un grande appagamento. Ecco dunque il consiglio per l’estate alle porte, ricordando che le restrizioni ci sono ma che non c’è ambiente migliore per mantenere il distanziamento sociale: andare in montagna a godersela a pieno. Tenendo conto della propria preparazione, delle capacità, scegliere un percorso che sia alla propria portata e… via!

La montagna più bella

La montagna più bella è all’insegna del rispetto della natura e della serenità. Quindi tanta buona educazione e nessun azzardo, lo diciamo ancora. Ma a chi vuole sognare, oppure è in gran forma e a caccia di idee per escursioni impegnative, Marina ricorda l’Adamello, la vetta sacra d’Italia teatro di tante battaglie durante la Prima Guerra Mondiale. Il mitico sentiero n. 1, l’Alta via dell’Adamello, non porta in cima ma permette di vedere tutto il massiccio in 7 giorni, pernottando in altrettanti rifugi, tutti assolutamente unici. “Mi piace pensare che la mia esperienza più bella in montagna debba ancora arrivare – dice Marina – ma poi penso all’Adamello con i miei due cani e con tre amici fidati… è stato meraviglioso. Meraviglioso conoscere ogni giorno gente diversa, gente di montagna, semplice e vera, con la stessa passione. E poi paesaggi mozzafiato, albe e tramonti in quota, un silenzio soprannaturale”. Troppo bello per essere raccontato, tutto da vivere.

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