Diecimila passi per ricominciare

Ilaria Sicchirollo è giornalista, si occupa di salute e benessere e nel tempo libero scrive storie ambientate a Milano. È innamorata della sua città ma sogna di vivere al mare. E’ anche una sportiva, cammina e corre. Ci racconta il suo post lockdown, tra malinconia e riscoperte. Un passo alla volta, perchè – i runner lo sanno bene – certe volte bisogna fermarsi per ripartire.

“Rientro in casa e chiudo la porta prestando attenzione alle superfici entrate a contatto con i guanti monouso. Dovrò disinfettare la chiave, l’interruttore della luce e soprattutto il cellulare, che mi riprometto sempre di non estrarre dalla tasca, ma poi Milano al mattino è troppo fotogenica e non si può resistere. Le mani dentro ai guanti sono sudate: è il quarto giorno di riapertura ed è primavera da un pezzo. Come faremo quest’estate?

Quando il Coronavirus è arrivato a stravolgere le nostre vite, la mia era già stata stravolta da un altro evento, un lutto inaspettato. Per elaborare il dolore mi ero rifugiata in una piccola rassicurante abitudine, una camminata in un posto speciale, ogni mattina prima di andare al lavoro, per ritrovare un po’ di serenità e provare a riconnettermi con me stessa. Per questo, quando è stato deciso il lockdown, non sono stati i ristoranti, gli aperitivi con gli amici o i film al cinema a mancarmi di più, ma la possibilità di uscire a camminare. Il mio rifugio mi era precluso e le prime settimane sono come implosa. A parte il lavoro che fortunatamente ho potuto continuare da casa, non c’era nulla che mi proiettasse verso il mondo. Ho seguito qualche corso di formazione online, ho fatto un po’ di ordine in quelle parti della casa in cui si era accumulata troppa noncuranza e poco altro. Io, che prima leggevo un libro a settimana, in un mese e mezzo non sono riuscita a leggere una riga. A libro chiuso, fissavo immobile il cellulare scorrendo i social come affacciata a una finestra a vedere passare la gente. Mi sembravano tutti entusiasti, creativi, operosi. Io perdevo tempo senza produrre niente. Scrivere, neanche a parlarne. 

Mi mancava l’aria aperta, mi mancava il pensiero del mare. Non ho mai rinunciato a muovermi, ma vivendo in un appartamento con un piccolo balcone, i limiti sono stati tantissimi. Seguivo tutorial online di Pilates e yoga, salivo e scendevo le scale del mio palazzo decine di volte, ma lo facevo per dovere, più che altro. Per limitare i danni.

La prima cosa che ho fatto alla riapertura? Alle sei e mezza del mattino di lunedì 4 maggio ero davanti alla porta di casa: mascherina, guanti e scarpe comode. Dopo giorni in tuta casalinga, finalmente mi sono vestita di un nuovo entusiasmo. Troppo arrugginita e ancora con qualche problema alla schiena per correre, ma nulla mi avrebbe impedito di camminare. Milano è piccola e in un’ora arrivi ovunque, anche a piedi. Ogni giorno aumento un po’ il tragitto, con uno sguardo all’orologio perché alle 9 inizio a lavorare. La mia città ha rimesso il naso fuori casa con un misto di curiosità e diffidenza. Il senso di libertà è tangibile, lo percepisci dalle mascherine ribelli abbassate sul mento, dalle corse in due e in tre, che nessuno ha capito se si possano fare o meno. Ma tutti rispettano la distanza, e se incroci qualcuno troppo vicino ti illudi di proteggerti abbassando lo sguardo, come si faceva in ascensore.

A quell’ora siamo pochi mattinieri: i runner, i padroni dei cani e i lavoratori dei cantieri. Ci riappropriamo di una città senza odori: la mascherina li azzera tutti. O magari è lo smog che non è ancora tornato. A Milano, anche se corri per conto tuo, non sei mai davvero solo, sei parte di un’orchestra che suona premendo fatica sull’asfalto. Alla comunità virtuale dei runner milanesi ho dedicato un libro, Corrersi via, uscito con Rizzoli a fine 2016. Sembra una vita fa. È cambiato tutto, ma mentre corri ti accorgi che non cambia mai davvero niente. La corsa ti porta dove vuoi e con chi vuoi, ma non ti porterà mai lontano da te stesso.

Il mio incedere è ancora lento, ma chi corre lo sa. C’è un momento preciso in cui i passi della camminata si fanno più veloci e ti ritrovi a correre senza rendertene conto, come quando entri prudente nel mare e dopo un po’ non senti più la terra sotto i piedi: stai nuotando. Questa quarantena è stata il mio preludio alla corsa. Forse dovevo fermarmi per ripartire”. 
Ilaria Sicchirollo

Corrersi Via, Ilaria Sicchirollo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *