Liberarsi della paura di fallire per vivere veramente. E magari avere successo

La paura di fallire è peggio del fallimento stesso. Vorrei fare, provare, organizzare… ma se poi la paura blocca come una morsa d’acciaio, non c’è niente che possa accadere. “Il problema non è provare questa paura, ma l’effetto devastante che ha, l’immobilizzazione”, sottolinea Mariana Cosenza, coach professionista che ha approfittato delle settimane del lockdown per trasferire sul web le sue competenze, mettendole gratuitamente a disposizione di chiunque visiti la sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/MarianaCosenzaCoach/). “Molto spesso la paura di fallire ci porta a non muoverci, non tentare quella cosa, non provarci nemmeno. E così gli anni scorrono come fiumi in piena, senza che noi riusciamo a far nulla né per fermarli, né per prendere un sorso. È quanto di più terribile possa accadere alle persone”. E adesso veniamo alle buone notizie: tutte le paure (ad eccezione di quella di cadere nel vuoto e quella dei rumori forti) sono apprese e questo comporta la possibilità di… continuare con l’apprendimento, imparando questa volta a gestirle, per fare in modo che non ci precludano le esperienze della vita. Paura di non essere all’altezza o di fare brutta figura? Con un po’ di lavoro su di sé, si può riuscire a neutralizzarla e a “liberarsi”. In questo modo, la strada verso i propri sogni e obiettivi diventa percorribile, e in modo ancora più agevole ricordando la “massima” che Mariana condivide con la collega Roberta De Simone “uno è meglio di zero”. Dai numeri alla vita concreta: anche un passo, un gesto avvicina al risultato. E non importa se è piccolo, piccolo come un uno: è sempre meglio dello zero che equivale alla totale immobilità.

Innanzitutto, le domande

A proposito di lavoro su di sé, il primo passo consiste sicuramente nel farsi le domande giuste. “Ad esempio: che cosa farei se avessi la certezza di non fallire? – chiede Mariana -. E se anche fallissi, cosa sarebbe la cosa peggiore può succedere? Infine: cosa succederebbe se non facessi nulla?” Rispondere a queste domande permette di acquisire consapevolezza della paura e delle conseguenze che porta con sé, immettendo nel circuito un elemento razionale che col tempo si rivela straordinariamente potente nell’intaccare e indebolire quella componente emotiva che è la paura. “E poi è importante costruire la fiducia in se stessi. Un esercizio che consiglio è quello di individuare almeno un fallimento nelle persone che stimiamo e apprezziamo. E trovare nella nostra vita almeno 5 successi che abbiamo ottenuto, sempre ricordando che vale tutto, non solo la vita professionale”. Prendere coscienza di se stessi e degli altri, insomma, ma attraverso una strada molto più concreta e pratica rispetto a quella percorsa della psicoterapia.

Un nemico chiamato controllo…

La paura di fallire, con il devastante immobilismo che porta con sé, è legata a filo doppio con la tendenza a tenere tutto sotto controllo. “In questo caso è importante individuare gli ambiti della nostra vita in cui siamo bloccati proprio dal tentativo di evitare il fallimento. Per ognuno di questi ambiti ci sono aspetti sottoposti al nostro controllo e altri che ovviamente non lo sono. Concentrandoci sui primi possiamo individuare una strategia per cambiare.

Ad esempio, devo presentarmi a un colloquio di lavoro, ma ho paura di “fallire”, di non essere presa per quel posto in azienda. In questa situazione sfidante c’è un aspetto che è completamente sotto il nostro controllo (arrivare puntuali, presentarsi curate e sorridenti, esercitare un minimo di public speaking per non farsi travolgere dalla tensione, presentare un curriculum adatto e realistico delle proprie competenze), così come ce n’è un altro che non rientra nella nostra sfera di influenza (l’umore dell’esaminatore, la simpatia o antipatia che possiamo suscitare a quella persona, se tra i candidati c’è una persona che ha una particolare skill apprezzata dall’azienda e che io non ho ecc…). “Ovviamente l’esito del colloquio è imprevedibile, ma focalizzarsi sulla paura di non passarlo o di non essere all’altezza, distoglie la nostra attenzione e le nostre energie dal dare il meglio di noi e fare buona impressione, che è l’unica cosa che possiamo realmente controllare”.

e un amico chiamato fallimento

Per tutta la vita cerchiamo di evitare il fallimento ma (pensando anche alle infinite cadute di un bambino che inizia a camminare) solo fallendo e riprovando, e riprovando alla fine riusciamo a centrare i nostri obiettivi. Per questo è importante sperimentare il fallimento: per imparare e, anche, per constatare che è meno peggio di quanto ci aspettassimo. E possiamo tranquillamente imparare a gestire questa esperienza, imparando da essa.

Imparare, imparare e imparare

Il modo migliore per combattere la resistenza verso l’ignoto è quello di allenarsi ad affrontarlo, scegliendo di fare ogni giorno una cosa nuova, anche se piccola. “Cercare di acquisire abilità sempre nuove permette di misurarsi e di far diventare l’esperienza del fallimento parte della nostra vita quotidiana”. Senza drammi, per continuare a cambiare, imparare e crescere.

2 Comments

  1. Roberta De Simone ha detto:

    Bellissimo questo articolo!! Bhe posso solo condividere pienamente rispetto al discorso paura, fallimento e “LE DOMANDE” che grandioso strumento!!!
    Si… Uno è proprio meglio di zero!! Viva i passi numero 1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *