Fuga in Italia: su e giù per penisola con Paolo Ronga. Il futuro? Darsi una mano

Paolo Ronga in auto con l'inseparabile Yvette

Metti che vivi e lavori a Treviso. Metti che devi andare per lavoro nelle Marche e che poi, già che sei lì, ne approfitti per una scappata a Napoli, incastrando una visita alla famiglia e un altro appuntamento professionale. E soprattutto, metti che la provincia di Treviso viene dichiarata “zona rossa” e che, praticamente nello stesso momento, il governatore della Campania Vincenzo de Luca annuncia che le persone in arrivo dal Nord non sono gradite e che si devono sottoporre alla quarantena volontaria. Non riuscendo a smaterializzarti, come fai?

“Fai 1.800 chilometri in un giorno e mezzo, sentendoti sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato”, risponde Paolo Ronga, lo stilista di calzature che ha vissuto (e che ci racconta) questa odissea. Trentacinque anni, una laurea somma cum laude in Design industriale e una tradizione di famiglia in questo settore, Paolo Ronga si divide tra la consulenza per il Gruppo Geox, calzature donna, e il brand che porta il suo nome (e che piace sempre di più).

“Sono arrivato a Napoli il 7 marzo alla sera, quando stava circolando la bozza del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che è entrata in vigore il giorno dopo. Ho fatto in tempo a fare una cena, riposare qualche ora e sono ripartito subito per il Nord, tra i messaggi preoccupati delle mie colleghe e senza sapere in quali guai sarei potuto incappare”. Nessuno, per fortuna, anche per le incertezze interpretative del decreto.

Ritornato a Treviso, Paolo lavora da casa. “In Geox eravamo già organizzati da tempo, con saponi alla candeggina e turni per la mensa, ma adesso sono stato invitato a lavorare da casa. Per ricreare l’atmosfera dell’ufficio, appena possibile ci colleghiamo via Skype, perché con una battuta ogni tanto si lavora meglio”. Si lavora, quindi, anche se non tutto può essere fatto da casa. “Al momento sono in fase di progettazione, quando si passerà alla fase esecutiva, con la realizzazione dei modelli, sarà necessario raggiungere Montebelluna, a circa mezz’ora di macchina da Treviso. Allora mi doterò dell’autocertificazione richiesta, ma con tutte le difficoltà del caso. Come moltissimi italiani, infatti, non ho la stampante. E mi chiedo perché non sia stato previsto un documento che si potesse compilare, salvare e tenere sul telefono. Quello sì che è uno strumento che tutti hanno”.

I progetti per il futuro? Darsi una mano

Qualche consulente ammalato, tante figure in difficoltà per le restrizioni di queste settimane: anche il prossimo futuro, con forte probabilità, non sarà “en rose”. “Credo che sarà più facile affrontarlo dandosi una mano – riprende Ronga – che vuol dire non stare a guardare le ore lavorate e chi deve fare cosa. Ci sarà del lavoro da fare e lo faremo, per ripartire insieme”. Se è vero che il coronavirus ci ha scagliati in uno scenario mai visto e mai immaginato (se non nei film di fantascienza), questa è però una lezione che conosciamo e che riconosciamo. Quindi speriamo di seguirla in tanti, in tantissimi.

Paolo Ronga e la sua collezione

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